Gli astri, noi e la teoria del trimestre mancante

gennaio 26, 2018 11:05 am Pubblicato da Lascia il tuo commento

IL TRIMESTRE CHE FA LA DIFFERENZA

Il fascino degli astri e l’ipotesi della ragionevolezza

di Marco Angiolini 

Le predizioni astrologiche in relazione all’uomo sono fondate. Esse coincidono con la realtà tipologica, psicologica, psicosomatica e perfino con il destino. Lo sostengono gli astrologi con la teoria delle influenze astrali che condizionerebbero l’individuo, caratteristicamente distinto, a seconda del quadro natale di appartenenza. In questa affascinante concezione non del tutto priva di una certa fumosità, a cui molte persone credono o piace credere, potrebbe insinuarsi uno scenario completamente diverso, meno fascinoso, forse, ma più razionale.

La Terra, il nostro pianeta, in quanto parte integrante di un ecosistema interplanetario, è in realtà immerso nelle influenze degli astri, un fenomeno interattivo che si muove in estensione e reciprocamente tra i vari corpi celesti del nostro sistema solare. Ritenere però che tali influenze possano agire nei meandri del complesso sistema del corpo, della mente, nonché del destino di un essere umano, appare, quantomeno, anche in assenza di conferme scientifiche, molto discutibile. Proviamo quindi a rimuovere per il momento il quadro tradizionale, questa credenza, analizzando un’alternativa che potrebbe risultare capace di dare una spiegazione anche scientifica.

I movimenti di rotazione attorno al proprio asse e di rivoluzione attorno al Sole, per i quali il nostro pianeta impiega dodici mesi, stabilendo di conseguenza l’atmosfera terrestre, sono la causa del fenomeno relativo al mutamento delle stagioni. Le variazioni stagionali, a loro volta, con le molteplici manifestazioni meteorologiche, doteranno il nostro mondo dei mezzi costituenti i necessari elementi, le energie, determinando quindi l’appropriato ambiente che accoglierà uomini, animali, vegetali e ogni altra forma di vita. Nell’ambito dello stato atmosferico che ha reso possibile la genesi, la formazione e lo sviluppo degli organismi viventi, si distingue un animale dotato di raffinata intelligenza: l’Uomo.

Nel ventre materno, dallo stato embrionale alla formazione definitiva, l’essere umano prende consistenza, normalmente, con il tempo di nove mesi. Il nostro pianeta per giungere al compimento della sua orbita attorno al Sole impiega dodici mesi. Ne consegue che la gestante e il nascituro, a causa della differenza dei tre mesi mancanti, non fruiranno di quel complesso dei vari elementi, cioè della completezza delle stagioni con le diverse manifestazioni meteorologiche e dei fenomeni ad esse associate. Dunque si può teorizzare che il nascituro, poi uomo, sarà portatore delle conseguenti caratterizzazioni e limitazioni: in altre parole sarà condizionato durante tutta la sua esistenza. Appare quindi sensato ritenere che all’uomo, per essere integro e perfetto, vengano meno quegli elementi, quelle energie contenute nel trimestre di per sé assente. Questi novanta giorni possono mancare, in corrispondenza con la posizione della Terra nel suo percorso, in ogni periodo dell’anno, a seconda del mese e del giorno in cui nasce il bambino.

Per effetto della dinamica degli elementi naturali, l’atmosfera terrestre, nel corso dell’anno è in graduale e continuo mutamento. Di conseguenza, in ogni fase del processo evolutivo attorno al Sole, il nostro pianeta sarà ciclicamente caratterizzato da tutta una serie di fenomeni meteorologici e biologici. Così, se ad esempio una donna partorisse il 30 maggio, avrebbe “costruito” il bambino nei nove mesi di gestazione che vanno da settembre a maggio, ovvero in assenza dei mesi di giugno, luglio e agosto. Senza attingere a tutte quelle caratteristiche, a quegli “ingredienti” propri del trimestre mancante. In tale trimestre sussistono molti fattori capaci di determinare la struttura fisica e mentale del bambino: l’intensità termica con la conseguente sudorazione e disidratazione provocando la perdita di sali minerali; il grado di umidità; la pioggia meno frequente; la lunghezza del giorno, quindi la brevità della notte; la diretta esposizione al sole; il maggior consumo di acqua; il ridotto assorbimento di calorie alimentari con abbondanza di cibi vegetali, nonché dei tanti frutti che in estate abbondano più che in ogni altra stagione. Inoltre c’è l’aspetto più direttamente psicologico costituito da un vissuto complessivo più vivace ed esuberante: le ferie, gente che va in vacanza al mare o in montagna, si esce la sera, si incontrano amici, si frequentano locali dove si ascolta musica o si balla, mentre gli approcci sentimentali sono facilitati.

Se invece la gestante partorisse il 30 ottobre, definirebbe la struttura del bambino che ha in grembo senza assimilare le peculiarità atmosferiche e ambientali proprie del trimestre mancante novembre, dicembre e gennaio. I fenomeni e gli effetti che fanno le differenze, rispetto al periodo estivo, risultano assai rilevanti. A titolo esemplificativo ne citiamo alcuni: la brevità del giorno, quindi la lunghezza del buio e della notte; la diminuzione dei valori termici con temperature che possono raggiungere diversi gradi sotto lo zero; la persistenza della piovosità; il minore consumo di acqua; si indossano indumenti più pesanti; l’alimentazione sarà più ricca di calorie per far fronte all’aumentato fabbisogno energetico. L’insieme di questi tangibili elementi non può non dar luogo a uno stato psicologico ed emotivo sotto tono della gestante, una sorta di melanconia, e di languidezza.

Nella fase embrionale e per tutti i rimanenti mesi della gravidanza, attraverso il quotidiano e il vissuto psicofisico della gestante, quello che sarà un bambino verrà plasmato con il composto psicosomatico, plasmato psicologicamente e fisicamente. Si tratta, in altre parole, della causa fondamentale dell’imprinting, che determinerà la tipologia complessiva e peculiare di ogni individuo. I vari elementi che compongono l’insieme delle diversità di ogni trimestre saranno fondamentali una volta assimilati dall’organismo della madre (e di conseguenza del bambino che ha in grembo) per la determinazione tipologica sia corporea che mentale. Infatti, l’assenza di un trimestre, che si caratterizza attraverso la tipicità dei suoi elementi, sarà la causa del mancato assorbimento dei composti nutritivi metabolizzati, dando luogo a una sorta di condizionamento relativo alla qualità e/o quantità di alcune tra le più importanti ed essenziali sostanze: le proteine, le vitamine, gli ormoni, gli enzimi e i sali minerali. Le endorfine (prodotte dal cervello), la serotonina (“l’ormone della felicità”) e l’adrenalina, poi, sono sostanze capaci di agire sulla personalità dell’uomo. Per assimilare tutti gli elementi energetici che nel corso di un anno si susseguono con le varie prerogative, alla madre servirebbero 12 mesi di gestazione. In questo caso, un bambino arricchito dei 90 giorni perduti sarebbe privo di difetti e limitazioni.

Compensare da adulto, cercando cioè di assumere l’insieme delle sostanze di cui si è carenti, può risultare insufficiente, poiché l’organismo, ormai così strutturato, non sarebbe in grado di assorbirle e tanto meno trattenerle nel modo fisiologicamente appropriato. Proseguendo con la teoria in questione, a questo punto sarà necessario, da parte della biologia e della dietetica, stabilire quale sia il composto chimico derivato dagli specifici elementi del periodo mancante, capace di imprimere le principali caratteristiche dell’uomo-donna. Il procedimento consentirà l’individuazione tipologica mente-corpo dal punto di vista antropologico di ogni soggetto. La ricerca consisterà nel dimostrare o meno che non sono le influenze astrali a condizionare caratteristicamente l’individuo, ma la mancanza dei tre mesi, una costante di cui tutti siamo portatori.

Ma allora, perché le predizioni astrologiche in relazione all’uomo sarebbero fondate? Vista la potenziale attendibilità della teoria del “trimestre che fa la differenza”, la risposta potrebbe essere la seguente: l’astrologia, figlia illegittima dell’astronomia (babilonese, indiana, cinese, maya, ecc), è stata ideata ed elaborata nell’antichità. Quando, in assenza delle necessarie conoscenze, per scoprire le cause relative alle differenze tipologiche individuali e del destino dell’uomo, i mezzi della ricerca erano unicamente empirici. Dall’empirismo alla via dell’arte divinatoria che rivela l’improbabile teoria delle influenze astrali sull’essere umano. Allora, come ai nostri tempi, la causa delle differenze in questione era la stessa, cioè la mancanza dei tre mesi e non l’influsso astrale. Si tratta di una inconsapevole sostituzione della causa che gli antichi, privi di capacità scientifiche, avevano stabilito.

Ad oggi il livello evolutivo dell’Uomo risulta insufficiente per il conseguimento della piena Conoscenza relativa ai grandi temi del mistero dell’esistenza e della creazione, a partire dall’uomo stesso che non sa perché nasce, perché vive e perché muore. Il suo esiguo sapere non può che dare risposte approssimative e piene di vaghezza. L’astrologia è priva di conferma scientifica e darà risposte poco credibili corrispondenti a quell’esiguo sapere dell’uomo. Il pensiero non può andare oltre a ciò che è già noto, in quanto si avvale di elementi necessariamente relativi all’effimero, a ciò che è in continuo divenire. Per oltrepassare i limiti dell’intelletto, superando le apparenze, alla conquista di una sorta di “pietra filosofale” del sapere, serve qualcosa capace di dare la possibilità di trascendere l’apparente, la conoscenza fenomenica che si limita, appunto, al fenomeno.

Vi lasciamo con la conferenza che l’autore del testo, Marco Angiolini ha tenuto per illustrare questa sua interessante teoria.

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Questo articolo è stato scritto da terrapura

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